Robot, pane e silicio: il nuovo Vangelo del lavoro
C’è chi sognava l’avvento del Messia e chi invece attendeva l’arrivo del robot. E pare che, stavolta, il miracolo industriale sia già in corso: Tesla, con il suo “Optimus”, promette una legione di androidi instancabili pronti a sostituire l’operaio stanco, il magazziniere distratto, il lavoratore che osa — sacrilegio! — chiedere una pausa caffè. Cinquemila robot nel 2025, decine di migliaia l’anno dopo. Musk, il nuovo profeta dell’efficienza, ci assicura che l’80% del futuro valore di Tesla sarà fatto di intelligenza artificiale. E l’uomo, direte voi? Beh, quello farà da comparsa. Magari da cliente, se riuscirà a permettersi di comprare qualcosa.
Un robot costa 30.000 dollari e lavora 22 ore al giorno. Tradotto: 1,2 euro l’ora. Manco in Bangladesh riescono a fare tanto. È la concorrenza perfetta, quella che non dorme, non si ammala, non sciopera e soprattutto non ha sindacato. L’economia applaude, ma l’umanità tossisce. Perché se tutto diventa più efficiente, ma nessuno guadagna abbastanza per consumare, il sistema si mangia la coda. E non è una bella vista, neppure per un salmone come me, abituato a vedere pesci che si divorano fra loro.
I profeti del progresso ci parlano di “riqualificazione”. Parola nobile, come “transizione”, “sostenibilità”, “futuro”. Peccato che nessuno spieghi come si fa a riqualificare milioni di persone mentre l’intelligenza artificiale impara a programmare da sola. È come dire a un contadino di imparare il cloud farming mentre gli spengono il trattore.
E poi arriva il reddito universale, la grande illusione del XXI secolo. Una ciambella di salvataggio lanciata da chi sta sulla barca, verso chi già affoga. Bella idea, peccato che qualcuno debba pur pagarla. E se a produrre valore saranno solo le macchine, chi pagherà le tasse? Optimus?
Il vero paradosso è che stiamo costruendo un mondo dove nessuno serve, tranne chi accende e spegne gli interruttori. Una civiltà iperproduttiva, ma orfana di senso. Perché, alla fine, lavorare non è solo guadagnare: è sentirsi parte di qualcosa. E quando anche questo diventa un privilegio, la società implode, silenziosa come una macchina ben oliata che smette di avere scopo.
La tecnologia è uno strumento, non un destino. Ma noi, inebriati dal fumo del progresso, sembriamo aver dimenticato che la vera evoluzione non è creare macchine più intelligenti, ma uomini meno stupidi.
“Quando l’uomo costruisce robot per non faticare, finisce per faticare per non essere inutile.”
Savo l’ironico