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Hanno paura dei liberi: ecco perchè li rinchiudono

Uomo gigante che schiaccia le libertà, stile fumetto

Cos’è oggi la libertà? Te lo dico da salmone che del nuotare controcorrente ha fatto mestiere: è diventata un crimine. Un vezzo da sovversivi. Una malattia contagiosa da cui lo Stato vuole immunizzarci. E allora eccoci qui, a guardare una famiglia trascinata fuori dal proprio nido nel bosco perché – orrore! – viveva troppo libera.

Il caso Palmoli: quando la natura diventa minaccia Leggo l’ordinanza del tribunale, e mi sembra di vedere più paura che diritto. Il bosco? Troppo isolato. La casa? Troppo naturale. I bambini? Troppo felici per non destare sospetti. Sì, ci sono fatti concreti: i funghi velenosi, le vaccinazioni mancate, la casa senza servizi. Tutto vero. Ma il punto è un altro: il sistema non tollera chi esce dalla sua gabbia dorata. Vuoi crescere i tuoi figli nella natura? Allora devi pagarla cara. Perché lo Stato moderno non sopporta i salmoni selvaggi: preferisce quelli d’allevamento, nutriti a pellet e convinzioni preconfezionate.

La grande ipocrisia del nostro tempo Poi c’è il paradosso supremo: difendiamo il diritto alla morte, ma guai a rivendicare il diritto alla vita – quella vera, scomoda, fatta di terra sotto le unghie e silenzio senza Wi-Fi. La società si eccita per l’autodeterminazione… ma solo quando ci autodeterminiamo secondo i suoi parametri. Se invece scegli di vivere senza il metronomo della produttività, senza la liturgia scolastica obbligatoria, senza l’aria stantia delle stanze climatizzate, allora diventi un caso clinico, un problema, un dossier da “rieducare”.

Io, Savo l’ironico, lo dico chiaro: qui non è in gioco una famiglia nel bosco. È in gioco l’idea stessa di libertà. E quando uno Stato decide che vivere secondo natura è pericoloso, ma morire secondo legge è un diritto… allora abbiamo smesso di difendere l’umanità e abbiamo iniziato ad amministrarla, come capi di bestiame.

“Il potere non teme i ribelli: teme i liberi. Perché i ribelli si puniscono, ma i liberi non si controllano.”

Savo l’ironico